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Disorientare e poi obbligare

Aggiornamento: 27 mar 2023

La strategia è una disciplina che non può essere collocata facilmente e univocamente né tra le scienze cosiddette esatte né nell'altro filone riguardante le cosiddette scienze umane. La strategia dunque è una disciplina che potremmo definire mista perchè sicuramente poggia le sue osservazioni su diversi aspetti della realtà, da una parte per poter produrre una strategia efficace per raggiungere un obiettivo dovremo acquisire informazioni su materiali, oggetti, tempi, luoghi, componenti e specificità tecniche in generale, dall'altra dovremo formulare quantomeno delle ipotesi sul comportamento di altri attori.

Sto cercando di semplificare al massimo tralasciando molti aspetti per introdurre un concetto ed un parametro fondamentale spesso sottostimato "il tempo".

Possiamo essere tutti concordi nel ritenere corretto il fatto che qualsiasi strategia, come qualsiasi fenomeno tra l'altro, sia indissolubilmente legato al concetto di tempo. Il tempo però viene spesso inteso solo come un fluire scandito dalle ore, dai giorni, eccetera, in un modo piuttosto asettico ed impersonale come se fosse un elemento che non ci riguarda molto. Mi riferisco adesso invece alla nostra percezione interna del tempo, non al tempo come concetto assoluto. Ecco, tutti noi possiamo concordare sul fatto che alcune volte un minuto può sembrare un'eternità o al contrario una giornata intera può sembrarci fuggire in un'istante. Pensiamo un po' a quanto può sembrare infinito un minuto di terrore, e se invece di un minuto fosse un mese o anche di più? Contribuirebbe a farci cambiare opinione su qualcosa o sarebbe un tempo sufficiente per accettare ob torto collo qualsiasi cosa pur di uscire dallo stato di terrore.

La nostra percezione interna del tempo non è scandita dalle ore o dai minuti come abbiamo imparato sin dalle elementari, ma è invece scandita dalle variazioni dei nostri stati interni e queste modificazioni di stato contribuiscono a dare senso proprio al fluire del tempo, rendendolo insostenibilmente noioso o pericolo o estremamente eccitante in termini di euforia o mille altre possibilità.

Il tempo, declinato sul corpo assume caratteristiche del tutto diverse rispetto ad un orologio. Nel tempo possiamo vedere i cambiamenti di un corpo, pensiamo a un bambino incontrato oggi e l'anno scorso, oppure alle differenze del nostro volto di oggi rispetto a quello di dieci anni fa.

Oggi conosciamo molti aspetti del funzionamento della mente umana e possiamo utilizzare le conoscenze acquisite sull'argomento per proporre una lettura dinamica oltre che tecnica dei fatti pandemici.

Immaginiamo quindi di analizzare oggi lo scenario generale del triennio pandemico appena passato accogliendo la premessa che vi sia qualcuno con facoltà e capacità tecnica di evocare stati emozionali (rabbia, paura, entusiasmo, ecc.) in una persona o addirittura su una popolazione, ricordiamo che di queste tecniche ne esistono tantissime ad oggi a partire dalle tecniche di ipnosi sul singolo fino alle tecniche di bombardamento mediatico che riguardano popolazioni e dunque numerosità enormi. Non serve specificare che chi gestisce una nazione ha certamente una maggiore facilità rispetto all' uomo della strada nel reperire e fruire di competenze iper-specialistiche con la motivazione più o meno condivisibile genuina o fraudolenta degli interessi nazionali. Ed ecco che a questo punto torna l'esigenza di riprendere il concetto di strategia.

Ora se immaginiamo una corsa a lungo termine dove chi ha già il potere avrà inoltre a disposizione i migliori consiglieri e le migliori opportunità tecniche per realizzare un piano, o per modificare alcune opinioni, non pare difficile comprendere come questo sia raggiungibile, vediamo meglio


  1. Creare percezione di un problema/pericolo imminente dapprima senza una soluzione

  2. Creare modifiche sul contesto di vita anche a costo di sconvolgere le consuete pratiche comportamentali che verranno sostituite da nuove soluzioni comportamentali socialmente "responsabili" (vedi mascherine o sieri) che rinforzano e danno coerenza alle NUOVE "Buone prassi"

  3. Presentare una soluzione (una soluzione soltanto, badate bene che non deve essere pensabile alcuna alternativa)

  4. Il giudizio morale rivolto su di sé e sull'altro si baserà sul nuovo sistema di valori e comportamenti ed il ruolo di "giudice morale" si collocherà nel vicinato prossimo aumentando il senso di controllo percepito, creando pressione sociale (vedi non invitiamo i non vaccinati)

  5. Nel momento in cui una prima parte della popolazione avrà introiettato i nuovi "schemi" questa lamenterà l'irresponsabilità degli out-group (vedi primi soggetti vaccinati che esortavano tutti a procedere con l'inoculazione, ovviamente perché avevano introiettato in modo acritico se non l'idea del farmaco salvifico almeno l'idea di sicurezza del farmaco)

  6. I dissidenti (out-group) verranno richiamati alla responsabilità sociale prima in modo garbato poi sempre più stringente fino alla segregazione che a questo punto sarà pienamente condivisa da coloro i quali hanno introiettato le nuove regole.


Ovviamente questa descrizione riguarda prevalentemente dinamiche personologiche interne che partono quindi dal singolo ma che ovviamente possono essere generalizzate con le dovute cautele per comprendere il processo di convincimento coatto che è stato messo in atto dai nostri governanti e come sia stato da loro strategicamente utilizzato il tempo e la paura, imponendo e gestendo tempi di isolamento del singolo, rendendo quei momenti insopportabili proprio al fine di manipolare le opinioni ed i comportamenti a partire dal singolo fino alla società.



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